(cerena, come salendo, ma di luce mattutina)
Tu non sai - così te lo mando a dire dalla carta - che qua le ferite superficiali della pelle guariscono prima molto prima, lasciando quelle striature bianche perlacee che uniche resitono a questo sole enorme. La mattina ha un suono così caldo che non oso parlare - io non mi aspettavo questa braccia di rocce aperte, ma così sono.
(le matite contro la credenza)
(questo lo posso lasciare a valle:
che scrivere tutto ciò che desidero è raccolta d'ansia, privazione, cordoglio)
(il tavolo e l'incerata, fumo di legna)
Un foglio rotto rappreso intorno alle mie mani posate. Per punti dovrei sviluppare e narrare:
-le mani di mio padre che mescolano le carte da gioco, come gesto primario dal quale provengono necessariamente i movimenti di ogni giocatore.
-il miracolo sostanziale per cui a contatto con questo luogo posso riprendere in mano il mio corpo e finalmente indossarlo con piena aderenza. consideriamo poi che qua il colore dei miei occhi è sempre inedito e altrove irrepetibile.
(la vallata davanti)
(io vorrei sempre sentire odore di corteccia
o dirmi attenta al periodo di fioritura delle piante)
(ma se partendo mi pongo il problema degli effetti del viaggio)
Stringarmi addosso poesie forzate, la qualità delle ossessioni, la meraviglia di uno sguardo logoro e lancinante.
O, se fosse la magra ossessione che ci recita attoniti? Dovrei dare retta a una ragazza bella e intelligente e scrivere e basta, senza preoccuparmi del dire?
(poesie da automobile)
(quando apri il libro leggi male, sai improvvisamente che:
la sua mano ha la forma di un figlio)
(chiuderci le mani sopra, o simili)
che diario povero che nemmeno supporta il pesoforza delle mie gambe o questi arti bassi che sanno davvero salire.
io allora non potevo che smettere di scrivere, di leggere, di pensare cose create.
prendevo aria.
aria.

