1
-E quali linee percorrere sempre, per non finire basse, deformi, infine schiantate?
-Mi muovo talvolta sotto nomi diversi, nomi che hanno i bambini che nessuno picchia mai. Ogni giorno mi guarderanno negli occhi senza sapere che quando a casa qualcosa va storto digrigno i denti schiumo e bestemmio.
2
Varianti all'urlo: a)Giochi di prestigio senza voce. b)Recite per sole formiche e steli. c)davanti allo specchio bamboline vezzose o pescecani. d) Varianti minori (le mani dentro; il cuore fuori sovra, molto esposto. accennare al limite un tonfo di rammarico, un passetto di corsa per scongiurare ogni asciutta disperazione)
3
Il mio silenzio/assenso un morso di topo sulla guancia. Se infetto non lo curo perchè ho vergogna. Infine, da copione: rassicurare sull'assenza della mia peraltro evidente. E se investita di piena lucida rabbia mi armassi di nuovi denti, e via a intaccare e rodere ogni, e se poi gli occhi mi crescessero a dismisura a inglobare ogni, se fossi mostro come quello che talvolta, nelle giornate buie e inevitabili è?
4
(di seguito riportiamo senza riserbo:)
Resta solo un ricordo fetente, abbagliato, dello stare al mondo in quei pomeriggi sospesi, la stanza fredda in penombra, i vestiti arrotolati come un furto.
(nessun movimento: nell'ombra la mano si congestionava sul suo collo)
(e: senza fiatare)
5
(ripetere, ringhiare)E se investita di piena lucida rabbia mi armassi di nuovi denti, e via a intaccare e rodere ogni ***, e se poi gli occhi mi crescessero a dismisura a inglobare ogni ***, se fossi mostro come quello che talvolta, nelle giornate buie e inevitabili è?
6
L'angolo retto di tanta perfidia merdosa, vasta e pulsante +
perchè altrimenti dovrei pensare che ti sei rincretinita, o qualcosa. =
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ecco infine a parole il fiore tardivo della mia rabbia.
7
mi dico smetti, smetti di respirare, questo cielo è vuoto, restano solo le stringhe scure dei binari sui quali scivola sempre più via la mia piccola me. Non ci resta che chiuderci dentro le nostre proprie mani e cercare una volta più soffitto, contro la quale si possano infrangere i nostri Sbagliato.
(siamo smarriti un'altra volta
nel mondo, ognuno come può: e come merita)
E. Sanguineti
Allora l'uomo la prese tra le sue braccia, e vide che erano abbastanza lunghe da tenerla anche da lontano.
Dovrò rimettermi in forza per portarti via, e tu dovrai farti piccola per aiutarmi. E lei si ebbe ventenne, forse qualcosa di più - distesa nella vasca larga gli rispose
sì le tua braccia arrivano, sono qui, e il sostegno ma dalla vasca larga e profonda vedeva solo che
qua dentro dovrei morire il giorno che morirò, come addormentarmi sbronza, come lusingare più da vicino le piastrelle appannate, e scomparire, scivolare, forse prima, forse subito.Lontano sfilavano giornate a grappoli; ogni silenziosa ora di lei era un chicco agli occhi spinoso e crudele.
Quando l'uomo recuperò le forze necessarie a sollevarla, tutte le immagini gli si spezzarono fra le parole. Tastò la vasca e la trovò vuota, asciutta, via il tappo e quant'altro. Rimaneva, come impolverata, solo la luce del giorno.
Quando Anna solleva il capo dal lavandino e chiude il rubinetto, sente raspare dietro la porta del bagno. Apre veloce, curiosa, d'istinto, senza pensarci. Una donna bassa, di età indefinibile, con lunghi capelli scuri e unti che le ricadono a cortina sul volto, le fissa la pancia. Quindi si avvicina e le poggia l'indice della mano destro sul ventre, in corrispondenza dell'ombelico.
"Scusa" piano, quasi sottovoce. "Hai visto mia madre?"