martedì, 19 giugno 2007

genoma dell'incolumità

Vuoi tu prendermi come un sentiero o vaso o me ne andrò?
mio dio imbronciato
clamore oleoso da spremere con le dita finchè se le prendono i crampi
dio mio rifratto dalle plurimi sordità
ti sei preso i miei anfratti più vecchi
mi restasse un qualche dolore della perdita
(di tutte le cose visibili e invisibili)
vadano le ginocchia arse e riarse
ma le mie mani piccole
lasciamele, per favore, potrei ancora
(non ho molto ora:
un anello per stringermi fra altre che le mie spalle
il cuore sfaldato trito sbriciolato - j'en entend le bruit
l'imperturbabile posizione dei fallimenti sulla mia fronte)

toccare le cose

postato da: strepitio-di-vetri alle ore 22:35 | link | commenti (12)
categorie: genoma, la caduta delle mani
venerdì, 11 maggio 2007

genoma del cuore scritto

"come un mostruoso organo esterno"
(Fruttero&Lucentini; A che punto è la notte)




Per le mani legate, per le mani slegate)
Se tornassimo a redigere fogli bianchi,
se ricreare il niente dal tutto fosse quell'unico colpo di genio cui aspirare,
se ci staccassimo dalle cifre e dai nomi di noi.
Se elencandoci spietatamente giungessimo a soluzione:

1. Portare il cibo alla bocca e non la bocca al cibo.
Discutere del perchè i figli dovrebbero seppellire i genitori e non viceversa.
Se l'ipertrofia dei turbinati possa essere risultante di traumi infantili.
Certi amori come origami ben riusciti.
Apri la finestra, mia cara!

2. Aspettarsi 10 anni di pioggia, imputarli all'economia della paura.
Cercare il più assassinato degli amori in una lista redatta di notte, al buio.
Iscriversi in un qualche abbraccio per mezzo di una punta obliqua, disfatta, inefficace.
Perchè tutto è bene quel che finisce e basta, ma come crederlo.
Teorie in conguaglio per ricondurre il callo dello scrivano all'ansia.

3. Mi manca ancora qualche nome, per esaurire (i corpi)-
discutiamo di quelle mattine nelle quali mi sveglierò e sarò un ragazzo bellissimo,
con i mastroianni che parlottano di schiena nei balconi.
'Le tette le ha messe via, sotto formalina.
Datele due gambe nuove, e che poi si arrangi.'

5. Diciamo, per esempio, una cosa complicata come il ginocchio di una donna.
Si sbriciolerà crollandola a terra quando meno se l'aspetta
o sarà l'unica articolazione a salvarsi.
E una voce che segna un'apparente capacità d'imposizione.
Rotta per le labbra irritate dal freddo alveare di un microfono.

6. L'assembramento di bombe per parole più piccole.
Stanno morendo tutte le vespe, vespe con mille specchietti.
Nella camera in penombra, squarci fotografici di città sparite.
Una sensazione strana a dita mandibola lobo.
(Luce mia, acqua di sorgente, io non ho più niente)

Portati a impazzire come su serie numeriche di dubbia provenienza,
Où as-tu cachées tes mains? Scusami, scusami, scusami.
Senza paragoni per le malattie delle mani, nè altre remote possibilità.
O forse un giorno perdere i gesti, gli itinerari, le sillabe
e cominciare un'arte nuova.

postato da: strepitio-di-vetri alle ore 20:19 | link | commenti (5)
categorie: genoma, la caduta delle mani

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