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lunedì, 06 giugno 2005 Puoi dire il colore dei miei capelli in questo momento?
Puoi sollevare il tuo impeto da schiera contro il mio sguardo?
Puoi fermare la mia pedalata ossessiva ora che ho superato i confini che non avevi segnato per tempo?
Puoi fermare la digestione di un minuto che è durato mesi?
Puoi tagliarti un braccio e giurarmi che ricrescerà più forte?
Puoi sventrare la solita strada per vedere quante ce ne sono sotto?
Puoi essere tanto gentile da posarmi la mano sulla spalla e lasciarvela finchè avrò due anni?
Puoi contare le volte che ho pronunciato la parola disdoro nell'ultima settimana?
Puoi elevarmi (e non allevarmi) a idolo indiscusso?
Puoi ripetere la dichiarazione d'indipendenza per un'ultima volta e poi smettere di dire cazzate?
Puoi rimanere per la notte senza destare sospetti nella caldaia assonnata?
Puoi sedere sulle braci che ho disposto per qualcun'altro?
Puoi allearti alle piante del mio balcone nell'intento di resistere agli stenti del prossimo inverno?
Puoi buttare ciò che non serve a nulla?
(Posso?...)
domenica, 26 dicembre 2004 -Signorina G, pertanto lei afferma che non immaginava di bruciarsi.
G-E' esatto. Non avevo idea di cosa significasse bruciarsi.
-Quindi, nel momento in cui ha infilato le mani nel fuoco, non ha riflettuto sul'eventualità di farsi del male, di scottarsi.
G-Effettivamente no. In tutta sincerità, mentre avevo le mani nel fuoco, e vedevo la pelle sciogliersi e ardere, non sentivo neppure dolore. Non capii cosa mi stava accadendo.
-Vicino a chi prese posto nel suo primo giorno di scuola elementare?
G-Ecco, io desideravo sedermi vicino ad Adriana, che già conoscevo, ma il posto accanto a lei era occupato.
-La prego di rispondere alla mia domanda. Le ho chiesto vicino a chi si è effettivamente seduta, non chi desiderava avere come vicino di banco.
G-L'unico posto libero era a fianco di Silvio.
-Cosa si ricorda di Silvio?
G-Era robusto, aveva le guance rosse, sembrava uscito da Cuore. Viveva col padre e la nonna in una malga appena sopra il mio paese.
-Di cosa viveva la famiglia di Silvio?
G- Mi pare di ricordare che il padre avesse degli animali. Vacche, galline, credo. Probabilmente vendeva il latte, le uova, i formaggi... qualcosa del genere insomma.
-Tutto qui? Suvvia, faccia uno sforzo. Mi pare che ci sia dell'altro, no?
G-Sì, ora ricordo. Il padre aveva anche un piccolo bar nel paese di mio nonno.
-Che ricordi ha del bar del padre di Silvio?
G-Era un locale scuro, tetro, rivestito in legno. Ricordo pochi anziani dall'espetto truce, bicchieri pieni di vino scuro, bicchieri vecchi, bassi, semplici, con scanalature sui lati. Vendeva anche sigarette. Una volta mia zia Loretta mi portò con lei a comprare le sigarette per mio nonno. Il padre di Silvio mi offrì un cioccolatino, ma lo rifiutai dicendo che non amavo il cioccolato.
-Era la verità?
G-No. Temevo che fosse avvelenato.
-Cosa le faceva credere che il padre di un suo compagno di classe potesse offrirle del cioccolato avvelenato?
G-Pochi giorni prima, mentre cenavo in famiglia, al telegiornale ci fu un servizio a proposito di malintenzionati che offrivano dolci fuori dalle scuole, dolci che poi si scoprivano essere farciti di sostanze stupefacenti. Il marito di mia madre mi fece un discorso terribile quella sera, passando dal traffico di organi interni alla tossicodipendenza alla tratta di baby-prostitute. Mi vietò di accettare cibo o regali di qualsiasi tipo da persone che non facessero parte della mia famiglia.
-Lei come reagì fronte alla durezza dei discorsi del suo patrigno?
G-Ero spaventata a morte. Ebbi incubi spaventosi. Rimasi a lungo diffidente verso chiunque. Non riuscivo neppure a stringere amicizia con altri bambini. Ogni persona nuova mi terrorizzava; subivo comunque, d'altra parte, il fascino di ciò che non conoscevo, mi incuriosivano gli sconosciuti, i misteri, le sparizioni, i delitti.
-Crede che questo continui a influenzare la sua vita e le sue relazioni?
G-No. Sono cambiate molte cose da allora. Sono cresciuta e ho imparato molto.
-Bene, la ringrazio. Io ho terminato.
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